Il sinistro delle Torri Gemelle: sei anni dopo.

appunti e riflessioni di Mario Vatta dedicati al mondo dei professionisti delle Assicurazioni

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Quarta parte
Cavalcare l’utopia: come gestire il cambiamento.
Gli agenti di assicurazione sono giunti finalmente ad ottenere quello che in tutte le occasioni di incontro e scontro con le proprie mandanti è stato per anni oggetto di coloriti antagonismi dialettici: la possibilità di un rapporto in regime di plurimandato, non alternativo ma obbligatorio, accompagnata dalla possibilità di risoluzione annuale di polizze poliennali.
E’ stato difficile per anni, anzi impossibile, e ora tutto diventa normale, e nell’esserlo corre il rischio di sottovalutazione.
Sicuramente non viene sottovalutata la soddisfazione per il risultato raggiunto, tanto più perchè rappresenta la conseguenza di un provvedimento istituzionale, che ha colto in questo tipo di indirizzo normativo lo strumento per qualificare l’intero settore assicurativo.
L’intero comparto infatti diventa il soggetto al quale sono stati riattribuiti i contorni e la sostanza di settore economicamente trainante.
Il suo forte impatto sociale, concentrico con le necessità di sviluppo e tutela del cittadino consumatore, rende obbligatoria la possibilità di scelte di acquisto consapevoli e realmente affidate alla libera concorrenza.
Ognuno avrà la possibilità di verificare nel concreto se alle ambizioni dichiarate faranno seguito i comportamenti conseguentemente necessari.
Quando nel corso di trattative, tra parti che spesso si configurano come controparti, si fanno concessioni importanti, non per semplice sottomissione, ma per scelta tattica, si dice in un gergo diffuso che “si sottraggono all’altro gli alibi precedenti”.
E’ un modo di spiazzare l’altro, per verificare se, posto nella condizione di poter disporre di strumenti ricorrentemente rivendicati, abbia la capacità di farne buon uso senza “farsi male”.
In questo caso questa situazione non nasce dalle tecniche di trattativa che in tanti abbiamo imparato, ma esplode autonomamente, quasi malgrado le rispettive volontà.
Gli agenti devono dalla loro aver ben presente che cambia il modo di fare intermediazione, o meglio può cambiare se si vogliono esercitare sino in fondo le opzioni che dalla norma in poi sono disponibili.
Le provvigioni.
Sarà improbabile poter contare ancora su provvigioni precontate a fronte di contratti poliennali annualmente rescindibili, ma il cosiddetto preconto ha sostenuto, nel suo ammontare prevalente, il finanziamento delle strutture di vendita agenziali.
Come si potrà essere diversamente attraenti con produttori, subagenti e segnalatori con i quali, a detta di molti il rapporto di esclusiva con l’agente sarà ancora possibile?
Converrà pensare a richieste, alle compagnie, di commissioni di mantenimento del portafoglio, così come si fa nel settore del risparmio gestito?
Abbiamo realizzato che quasi certamente nemmeno i cosiddetti rappel saranno più ammissibili perché, trovandoci in regime di plurimandato, potrebbero essere considerati influenti per la scelta di una compagnia, e non garanti di efficace professionalità al servizio del cittadino, così come succede con i broker?
Potremo continuare a chiedere e pensare di ottenere contributi organizzativi alle compagnie?
Oppure arredamenti, attrezzature e locali in uso gratuito o agevolato?
Non sfugge a nessuno l’importanza della attenzione che si deve continuare a rivolgere all’informatica agenziale, dalla quale dipende qualità di servizio e migliore controllo dei costi.
Potrà essere ancora fornita dalle compagnie o dovrà essere indipendente?
Come si modificheranno le indennità di fine mandato?
Non sono domande a risposta immediata, ma argomenti che certamente saranno oggetto di confronto attento e obbligato.
Pluralità di mandati
Nel ribadire che il plurimandato è o sarà una facoltà di fatto esercitabile, anche se contrattualmente obbligatoria da parte delle compagnie, gli agenti devono realizzare rapidamente come cambieràil modo di fare intermediazione.
Vorrei invitare tutti a riflettere sul fatto che poter contare su un plurimandato non significa semplicemente poter scegliere di volta in volta il prodotto più adatto per il proprio cliente.
Questa discrezionalità è possibile dopo aver scelto le compagnie da rappresentare: infatti l’agente, anche se plurimandatario, è e sarà pur sempre il mandatario della compagnia e non del cliente, altrimenti confonderemmo l’agente con il broker.
L’agente ha notoriamente caratteristiche diverse, tipiche del mandato di rappresentanza della compagnia, prima tra le quali la emissione dei contratti.
Questo significa ancora che la scelta di continuare a operare solamente con la attuale compagnia, oppure di intraprendere nuovi rapporti, presuppone una attenta valutazione preliminare, fondata sulla conoscenza della propria clientela o delle nuove strategie commerciali che si vogliono attuare.
La forza contrattuale che ogni agente potrà esercitare su più mandanti è, come sempre è successo, rapportata alla capacità di alimentare appropriatamente ogni singolo mandato: se l’agente ha ora la possibilità di cambiare con minori difficoltà marchio lo stesso dicasi per le compagnie, tutto diventa più fluido e dinamico, ma non casuale!
Anche se molti sono ancora convinti del contrario la attività consulenziale del nuovo e unico agente plurimandatario si eserciterà prevalentemente su tre famiglie di prodotti danni, la polizza auto, abitazione, e quella dedicata alle PMI.
Sono prodotti per i quali l’impostazione multirischio, per ostacolarne la confrontabilità, e la immodificabilità contrattuale, per inibire improprie personalizzazioni di clausole e prestazioni, sono caratteristiche generalizzate, che rendono l’agente un venditore evoluto e capace di accompagnare la scelta del cliente verso un prodotto, e non verso una soluzione realmente su misura.
La consapevolezza dell’essere venditori è certamente il primo esercizio di esorcizzazione di una figura agenziale che non è certamente, per questa caratteristica necessaria, sminuita.
Fare tutto quanto questo consapevolmente e con il medesimo successo attuale richiede maggiore tempo e risorse, da dedicare alla documentazione della offerta alternativa e della concorrenza, a discapito delle altre attività.
E allora tornerà di attualità ripensare a un modello di agenzia allargato, scelto e non, come sino a oggi, subito dalle stesse compagnie, per ricavare risparmi di costi attraverso sinergie praticabili.
Le attenzioni
Bisogna tenere conto di vari fattori che concorrono a formare nuovi scenari nel settore, quali:
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In the new constellation, our attractiveness as IT employer will improve further. We will offer broad development-, qualification- and exchange-programs throughout Europe. For example, we plan to establish a second, technical, career track and a certified IT seminar program covering specific technologies that match the requirements of our staff. We will also be able to offer more international functions and career opportunities than ever before. However, if and how our employees will benefit from this depends on the individual willingness to adapt. We would prefer to recruit members from the local subsidiaries for functions that will be centralized in certain locations and this requires employees’ willingness to relocate.
There will also be options for staff that is not willing or able to relocate: the implementation period will take three years, which is ample time to find a new job in case one’s previous function is discontinued. In the European IT market, the demand for staff currently exceeds the supply. Therefore, we will also set up an employee retention program during the change process. As you can see, even though we will reduce a limited number of jobs, layoffs are not the focus of our activities.
omissis...
L'imperativo categorico che riafferma la necessità di disponibilità al cambiamento, di luogo e di mansioni, suona più come minaccia che come promessa motivante.
In una epoca come quella attuale, che vede proprio grazie alla evoluzione tecnologica dell'IT l'abbattimento delle barriere di luoghi e di tempo tipici del passato operativo, si comprende con difficoltà la necessità assoluta di declinare ruoli e nuove sedi di lavoro come fattore necessario.
Anche se si tenta di rendere vantaggioso l'avvertimento "o con il nuovo progetto o fuori dal progetto", dire ai dipendenti che comunque il mercato del settore informatico ha grandi livelli di domanda e che quindi chi non accetterà le nuove attribuzioni avrà a sua disposizione tre anni, che sono quelli previsti per la completa implementazione del piano, per ricollocarsi sul mercato alternativo, non sembra un riuscito esercizio di sottile diplomazia rapportuale.
In tutto questo bisogna inoltre tenere nella dovuta considerazione che i tempi dei mercati, lavoro o aziende, si sono enormemente accorciati, poichè i piani, le opportunità, gli scenari tutti mutano con una imprevedibile intempestività!
Naturalmente quanto ho rilevato sarà sicuramente il risultato di un momentaneo allentamento di attenzione verso una comunicazione di nicchia inopportuna, e riguarda Allianz perchè di mestiere parlo e scrivo di assicurazioni.
Ma il recupero dell'effetto di affermazioni scollegate dal disegno principale è sempre una fatica non prevista e noiosa, e che purtroppo non ne muta la sostanza.
Ampi firmamenti di simili contraddizioni appartengono al popoloso mondo delle fusioni e aggregazioni...o sarebbe meglio definirle disaggregazioni?
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Mario Vatta
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