martedì 7 agosto 2007

COMUNICATO G.A.N.T. (Gruppo Agenti Nuova Tirrena) del 04/08/2007


Ricavo dal sito dello SNA il comunicato del Gruppo Agenti Nuova Tirrena che ritengo sia doveroso pubblicare.
Rappresenta un atto dovuto verso un gruppo di professionisti i quali, indipendentemente dal marchio rappresentato, dal volume dei rispettivi portafogli, dalla distribuzione geografica, diventano il simbolo di questa attualità assicurativa nazionale ancora alla ricerca di una nuova identità.
Operazione finanziaria legittima, che viene letta dal mercato finanziario italiano con le cifre del valore della transazione e della plusvalenza realizzata dal venditore.
Ulteriore dimostrazione di come inevitabilmente i processi economici attuali prescindano dai valori umani e personali che sottostanno a ogni operazione di aggregazione e dismissione.
In questo caso chiunque dotato di comuni esperienze può comprendere e condividere i disagi che sono stati espressi nel comunicato del Gruppo Agenti.
Ambientarsi affannosamente per un anno in una nuova geometria di funzioni, gerarchie e intenzioni, per evolvere con tanta rapidità verso una ennesima ricollocazione societaria è impresa che richiede nervi saldi e straordinaria capacità di adattamento. E sono queste le doti che questi agenti dovranno ancora impegnare al massimo livello possibile.
Alla luce di quanto è già successo nel nostro settore durante gli ultimi dodici mesi e di quanto deve ancora succedere questa è l'occasione importante per riflettere sulla opportunità e necessità di appropriarsi dei nuovi contenuti che la figura professionale dell'Intermediario Assicurativo sta assumendo.
Per abbandonare ogni nostalgia e commemorazione, ogni rivendicazione ancora legata ai vecchi schemi rapportuali, per riqualificare la propria capacità interlocutoria con la compagnia, nel suo nuovo e altrettanto qualificato assetto azionario, con rinnovata e consapevole capacità di protagonismo contrattuale.
La prevalenza di contenuti e programmi che vedano all'interno di un comune denominatore imprenditoriale ogni ulteriore trattativa e accordo sarà la strada da percorrere, da parte di tutti coloro che hanno pienamente assimilato il nuovo modo di fare assicurazione.
E' un occasione da non perdere che merita la migliore attenzione e auspicio di successo da parte di tutti.

lunedì 30 luglio 2007

ISVAP-Ancora ritardi per il Contributo di vigilanza: corri Intermediario, corri!



Ecco la risposta al mercato data dall'ISVAP sull'argomento del mio ultimo post.


Ma non sarebbe stato più normale ammettere disguidi della GERIT e del suo sito, possibili data la numerosità dei soggetti e i termini ristretti per l'adempimento, e concedere una quanto mai opportuna proroga, anzichè laconici spiragli di tolleranza preventiva per tutti?

E' quantomeno singolare annunciare nella prima comunicazione fatta dall'Istituto che " ...gli avvisi di pagamento saranno postalizzati da Gerit s.p.a. entro la metà del corrente mese... " e poi successivamente affermare che solamente "...dal 17 luglio sono in trasmissione da parte della concessionaria Gerit gli avvisi di pagamento concernenti il contributo di vigilanza dovuto entro il 31 luglio...".

E' ingiustificabile che sia venuta completamente a mancare una banale, ma non meno necessaria, preventiva pianificazione e raccordo tra l'ISVAP e la Concessionaria. Le conseguenze della possibile conseguente inadempienza da parte di molti potrebbe comportare una accidentale e odiosa cancellazione dal RUI!

Ma perchè ancora una volta si è scelta la strada della intimidazione su un argomento di così facile gestione complicandolo con intimazioni repressive e irritanti? E' comunque curioso osservare come ogni organizzata associazione di intermediari, SNA, AIBA e Unapass, si sia affannata a rivendicare la paternità di questo comunicato, facendolo figlio delle proprie istanze.
A ognuno il suo.

giovedì 19 luglio 2007

CONTRIBUTO DI VIGILANZA A CARICO DEGLI INTERMEDIARI PER IL 2007




Spesso il nostro è il Paese delle occasioni perdute. A tutti gli intermediari assicurativi è giunta la notizia della determinazione dell'ammontare del contributo di vigilanza dovuto per il 2007.
Tutto secondo quanto stabilito dal Regolamento degli Intermediari tranne che i tempi entro i quali l'importo deve essere corrisposto, e cioè il 31 luglio prossimo.
In altra occasione ho sottolineato la vocazione balneare di chi regolamenta in quanto a assicurazioni, imponendo termini, che in un paese come il nostro e come tanti altri, vede in questa parte dell'anno gran parte delle persone attive dedicarsi a qualche forse meritato periodo di riposo.
Ma come si fa a imporre un termine così stretto per il pagamento senza indicare tempestivamente e preventivamente nemmeno il più banale degli strumenti italiani come il conto corrente postale!
Il sito dell'ISVAP rimanda al sito della GERIT, sul quale, nel caso di mancato recapito del MAV al domicilio dell'intermediario dovrebbero essere dettagliati i modi alternativi di pagamento: chi ha fatto l'esperienza di seguire queste in dicazioni ha potuto verificare che l'ISVAP viene, forse suo malgrado, smentita perchè non esiste nulla a riguardo.
E se il MAV non arriva? E se le Poste non funzionano? E se la lettera viene smarrita? E senza il MAV e il suo rispettivo numero di riferimento ogni altra modalità di pagamento, home banking compreso, non sarà praticabile. E se qualcuno, come chi scrive, parte domani per una settimana e al suo ritorno non trova il MAV?
Telefonata di questa mattina al numero verde della GERIT per chiedere aiuto: senza nemmeno dover esordire premettendo che l'informazione riguardava il contributo in questione, segno che la mia era una delle innumerevoli telefonate analoghe che stanno invadendo i loro centralini, mi è stato confermato che i MAV sono stati spediti per Raccomandata, il che complica ancor più la vita a chi sarà per qualsiasi motivo semplicemente assente dal domicilio indicato all'atto della iscrizione al RUI, e che le ultime spedizioni sono state fatte ieri l'altro.
Comunque volendo avrei potuto pagare immediatamente telefonicamente con addebito su carta di credito a un costo di 3 euro e qualche centesimo. Il che significa che l'incidenza su un contributo di €60,00 come nel mio e in altri migliaia di casi supera il 5%.
Credo che imporre questi tempi di fatto inesistenti a chi, se inadempiente, corre il rischio di vedere avviata la procedura di cancellazione dal RUI sia una clamorosa manifestazione di leggerezza e ignoranza stagionale.
Che sia il colpo di coda di un sistema che rivendica e rimpiange passati poteri poco importa: certamente è la negazione della trasparenza e ulteriore prova di mancato rispetto verso gli intermediari tutti, malgrado siano più regolamentati e formati di prima.
Ma probabilmente bisognerà pensare seriamente di indirizzare a altri settori un adeguato programma di formazione al rispetto e al buon senso comune!

martedì 17 luglio 2007

Assemblea ANIA 2007: le altre opinioni.


Scorrendo la rassegna delle news riportate dal sito ufficiale dello SNA leggo solamente oggi questa riflessione, tratta da Italia Oggi, e segnalata dallo stesso SNA nella sua rassegna stampa del 12 luglio scorso.
Ancora una volta, quando buon senso e obiettività fanno leva comune, anche punti di osservazione e di interesse diversi naturalmente convergono.

lunedì 16 luglio 2007

ANIA-Assemblea 2007-C'era una volta domani.




Non si può certamente mancare al tradizionale appuntamento della Assemblea Annuale dell’ANIA. Anche quest’anno quindi il numero dei partecipanti ha confermato l’interesse che la manifestazione riveste per tutti coloro i quali, a diverso titolo, appartengono o frequentano il settore delle assicurazioni.
Come sempre chi nel corso dell’anno si incontra e scontra sul terreno quotidiano della concorrenza accantona per l’occasione le piccole e grandi rivalità, per mostrare al contrario una grande amicalità, rituale distintivo del partecipare per vedere, e farsi a sua volta vedere dagli altri.

Ma questa edizione 2007 aveva dentro di sé altre aspettative, motivate dalle recenti liberalizzazioni che hanno toccato profondamente il settore e che ne influenzeranno certamente i comportamenti futuri.

Non è il caso di entrare nel merito dettagliato dei contenuti della relazione del Presidente Cerchiai, disponibile sul sito della associazione
http://www.ania.it/documenti/relaz_presidente/Relazione2007.pdf,
puntuale nella analisi di quanto è stato caratteristico dell’anno passato e inevitabilmente altrettanto puntuale nello stigmatizzare il mancato coinvolgimento preventivo nella stesura dei provvedimenti Bersani e non solo.

Ricordo solamente che nella relazione presidenziale si è fatto naturalmente cenno alla innovazione del plurimandato danni, affermando che

“… è immediato intuire i maggiori costi che, con il divieto di esclusiva, le
imprese dovranno affrontare per fidelizzare le proprie reti di vendita, vale a
dire semplicemente per restare competitive nel collocamento dei prodotti…”



E aggiungendo ancora

“…Il nuovo quadro normativo comporta rilevanti ripercussioni sull’ambito delle
relazioni industriali con i sindacati degli agenti. Potrebbero risultare
inevitabili profonde rivisitazioni dei modelli di contrattazione applicabili. È
in ogni caso nostro auspicio, è anzi nostra precisa intenzione operare affinché
le relazioni industriali con i sindacati degli agenti rimangano improntate a un
ampio spirito di collaborazione…”



Continua a sembrarmi inopportuno far derivare dal plurimandato solamente conseguenze economicamente dannose per il consumatore, ripetendo, anche per voce dell’amministratore delegato della prima compagnia italiana, che per essere attraenti con una rete non fidelizzata dal monomandato obbligatorio si devono pagare commissioni più alte, e quindi sostenere costi maggiori da ribaltare sulle tariffe.

Ostinarsi a considerare gli intermediari quali mercanti di provvigioni significa continuare a descriverli, agli occhi dei reciproci clienti, incapaci di considerare invece attraente, e quindi motivo di scelta professionalmente condivisibile, una migliore qualità di servizio, prestazioni, chiarezza e completezza contrattuale.


Non mi sembra altrettanto interessante riprendere gli argomenti della cosiddetta tavola rotonda, cedimento poco opportuno alla ormai inflazionata moda del “parliamone tra di noi”, nel corso della quale, malgrado la presenza e partecipazione dell’amministratore delegato delle Generali, si è discusso con giornalistica genericità di come sono e saranno le assicurazioni e gli assicuratori futuri.
Era forse il caso di ricordarsi che i linguaggi da studio televisivo non possono essere convenientemente impiegati davanti a una platea di addetti ai lavori, che al contrario ne avrebbe voluto fare tranquillamente a meno nella attesa di spunti di maggiore spessore.

Come non ricordare l’intervento di un appassionato ministro Bersani, che ha difeso i suoi provvedimenti, invitando ognuno a individuare gli elementi positivi delle sue iniziative “assicurative”.

La “contendibilità del cliente” mi sembra un argomento da soppesare con cura, senza relegarlo in una apparente ovvietà concettuale.
Un cliente conteso è un consumatore che beneficia dei protagonisti stessi della contesa.
Sarà solo lui quindi a contendersi il meglio ragionevole, ragionevole nelle perdurante garanzia di prestazione, agendo non da preda ma da attore, in un mercato libero da vincoli e ordinato nelle regole di salvaguardia.

Non è questa la atmosfera che si percepiva prima e dopo la manifestazione.
Quasi si volesse esorcizzare con la sottovalutazione il cambiamento che si prospetta nel nostro futuro prossimo venturo.
Quasi che la prospettiva di cambiare possa mettere a nudo limitate capacità imprenditoriali e di rinnovamento.
Ma ricordiamoci che se l’esorcismo risultasse efficace avremmo perso in tanti una grande occasione.
Perchè affrontare e governare l' innovazione vuol dire smentire chi della presunta conservazione di diritti e salvaguardie corporative fa oggetto di facile critica verso tutto il mondo assicurativo.
Per tutti, il rispetto delle tradizioni e delle proprie origini imprenditoriali non significhi la celebrazione di inutili richiami al passato quale unico modello da perseguire.
Ognuno si concentri sulle cose pratiche da fare, sugli effetti misurabili e auspicabili di un confronto di mercato capace di ripudiare le cattive abitudini di tutti, consumatori compresi.
Non inizia solamente la corsa per essere primi nelle novità, ma soprattutto la gara per rivendicare con autorevolezza la nuova dimensione del proprio ruolo, di intermediari e compagnie.
La nuova visione imprenditoriale di ognuna delle due parti deve tener conto degli altrettanto nuovi rapporti all'interno del triangolo Imprese-Intermediari-Consumatori, nel quale il potere unicamente contrattuale del passato viene sostituito da rinnovata capacità negoziale, con la quale continuare a declinare sviluppo e rispetto dei risultati.

lunedì 2 luglio 2007

Giannini-ISVAP:"Le tariffe RCAuto sono inaccettabili, STOP al rinnovo tacito"


La cosa che più mi infastidisce è sentirmi dire "io l'avevo detto!" e naturalmente tento, spesso con fatica, di non pormi mai in questa antipatica condizione.

Ma questa volta non ce la faccio a resistere.


Eravamo nell'anno 1994, anno della liberalizzazione delle tariffe RC Auto nel nostro Paese.
Luogo: Milano, sede dell'ANIA in Piazza S.Babila.
Occasione: commissione RC Auto.
Argomento: discussione di ore per valutare , nell'ambito
della revisione delle condizioni di assicurazione delle nuove polizze
auto, la possibilità di forme di comunicazione alternative
all'invio della raccomandata per notificare all'assicurato il nuovo
premio di rinnovo.

Ci si chiedeva se si potesse sostituire alla raccomandata,costosa per
importo e carico gestionale, una comunicazione "Postel".


Chi scrive presenziava all'incontro, in rappresentanza della
compagnia svizzera di assicurazioni della quale rivestiva l'incarico di
responsabile tecnico.

La mia fresca nomina, e la assoluta mancanza di soggezione verso colleghi certamente più blasonati e autorevoli, mi portò a proporre una soluzione ispirata da pratico buonsenso e migliore impatto commerciale verso il cliente ( ma chi era il cliente all'epoca? ).


"Perchè, senza arrovellarci con estenuanti questioni di efficacia di forma della comunicazione, non diamo una sostanziale e innovativa sterzata di sostanza al rapporto con i nostri clienti, introducendo nelle condizioni generali di polizza la clausola di non tacito rinnovo ?

L'assicurato sarà così libero di scegliere allo scadere di ogni rinnovo contrattuale la compagnia che saprà meritarsi il suo gradimento, come succede in altri Paesi evoluti.Le compagnie, oltre a essere in questo modo sollecitate a mantenere costanti livelli di qualità del proprio servizio, risolverebbero al meglio e in maniera più accattivante il finto problema della
comunicazione delle nuove condizioni di premio nel rispetto dell'anticipo sulla data di scadenza."

Ricordo come se fosse ora il silenzio imbarazzato di chi aveva ascoltato la mia irriverenza contrattuale.Poi, qualcuno più blasonato appunto e maggiormente indulgente verso il novizio quale io ero all'epoca, mi fece notare, con il tono paternalistico di chi sa perdonare l'avventatezza e contemporaneamente indicare la giusta direzione, che con il mio suggerimento le compagnie con portafogli ben più importanti di quello che io rappresentavo si sarebbero trovate a forte rischio di contrazione e perdita di volumi consistenti di premi. E la mia proposta non venne naturalmente accolta.


Ritrovare, a distanza di tredici anni, la mia idea ripresa con tanta autorevolezza, e enfatizzata anche dal sito dell'ANIA, non inorgoglisce la mia insignificante primogenitura, ma al contrario sottolinea la perdurante distanza tra le esigenze dei consumatori e le paure delle compagnie.

Non mi inserisco in una troppo facile polemica aperta da chi vorrebbe l'istituto autore di controlli e interventi efficaci al posto di interviste demagogiche.

Sottolineo invece che sono tredici anni di occasioni mancate, per costruire, o ancor meglio, ricostruire una credibilità compromessa per decenni dalle compagnie, con puntuale meticolosità degna di miglior causa.


Quando riusciranno, banche e assicurazioni, a comprendere che la competizione e trasparenza sono salutari per ogni mercato e ne favoriscono lo sviluppo?







Dal Corriere della Sera, ancora su Mario Greco: una ricostruzione attendibile.




2 luglio 2007

Carriere
Vittima illustre del matrimonio tra i colossi del credito Intesa e Sanpaolo-Imi, si consolerà (per ora) con la ricca buonuscitaMario Greco, il doppio stop di un ex ragazzo prodigio
Dopo Ras e Eurizon, dove andrà il manager? C’è chi lo vede in Italease...

Sliding doors , porte scorrevoli. Come nella metropolitana. Un attimo di ritardo e sei fuori. Il treno parte e tu resti lì, sul marciapiede, a guardare quelli che vanno. E poco conta che il tuo biglietto sia valido anche per la prossima corsa.
Chissà se ci ha mai pensato in questi ultimi due anni e mezzo Mario Greco, l’uomo giusto al posto sbagliato, il manager più cool nel glaciale mondo delle assicurazioni e della finanza. Uno predestinato. O quasi. Una volta, quando lavorava ancora in Corso Italia, a Milano, nella sede della Ras, qualcuno gli sussurrò in un orecchio: un giorno tutto questo sarà tuo… Lui ci credette, d’altronde, chi poteva negarlo? Mario Greco era allora lanciatissimo.
Napoletano senza pizza né mandolino, abituato ad essere il primo della classe, tanto da entrare in McKinsey, aveva trasformato la polverosa Riunione Adriatica di Sicurtà nella moderna e aggressiva Ras, una macchina da soldi anche per un gruppo, come la tedesca Allianz, abituato a far cassa… Anni d’oro, pur in un mercato dominato da Generali. La dinamicità del management, la lontananza dell’azionista tedesco, gli ottimi risultati, diedero alla Ras all’inizio degli anni Duemila un senso di forza e di indipendenza che veniva legittimato dai riscontri del mercato.Già, indipendenza. Anche se Monaco di Baviera, dove Allianz ha sede, dista meno di cinque ore di auto... L’euforia montava e alla vigilia del Natale del 2004, Mario Greco arrivò a scrivere una lettera ai più stretti collaboratori.
In buona sostanza, il senso era questo: proud to be Ras, orgogliosi di essere la Ras, la positiva anomalia italiana in un grande gruppo tedesco. Una Ras che, forte dei risultati che stava ottenendo, avrebbe mantenuto la propria autonomia anche rispetto a un azionista importante e ingombrante.Passarono pochi mesi. Arrivò la primavera del 2005.
L’azionista si fece sentire. A Greco, all’ottimo Greco, Monaco di Baviera preferì Enrico Tomaso Cucchiani, uno che fino a quel punto si divideva tra un posto nel board centrale e la guida, da Trieste, del Lloyd Adriatico, una macchina capace di fare ancor più soldi della Ras…Cucchiani venne nominato responsabile delle attività del Sud Europa e in particolare dell’Italia. Lasciò Trieste e si trasferì a Milano, incrociando un Greco furioso che usciva dalla porta. Cucchiani si insediò al piano alto, lasciando al vice di Greco, Paolo Vagnone, la guida di Ras. Avrebbe resistito, Vagnone, per un paio d’anni, fino alla scorsa settimana, quando alla compagnia assicurativa avrebbe preferito l’americana Fortress, uno dei big mondiali dei fondi immobiliari, degli hedge e di private equity, quotato a Wall Street. Per Greco invece, poche settimane dopo l’uscita da Ras — era l’aprile del 2005 — si aprirono le immense praterie del risparmio gestito.
Venne chiamato alla guida di Aip, Assicurazioni Internazionali di Previdenza, un colosso che raggruppava tutte le attività assicurative del gruppo Sanpaolo-Imi.A Torino impone il suo passo, l’ambizione guida i suoi primi mesi sotto la Mole e dopo un anno Aip è già piccola: alle attività presenti inizialmente si unisce Banca Fideuram, che ha al suo interno la più capillare rete di promotori finanziari d’Italia.
Nasce Eurizon, un gruppo che — si dice subito — verrà presto quotato in Borsa. Greco cavalca la nuova creatura con l’obiettivo di arrivare a piazza Affari. Ma quando il più sembra fatto ecco che — anche qui — l’azionista di riferimento mette le freccia: il Sanpaolo-Imi sposa Banca Intesa. Eurizon all’improvviso diventa un problema.Non bastano i 192,5 miliardi amministrati o un patrimonio da 2,5 miliardi, anche in questo caso la creatura di Greco confligge con gli interessi degli azionisti. Quando Antoine Bernheim, presidente di Generali (socio di Intesa-Sanpaolo al 5 per cento e partner assicurativo di Intesa Vita, la joint venture paritetica tra Intesa-Sanpaolo e Alleanza del gruppo Generali), dichiara che «per noi Eurizon è un problema», si capisce che per Greco è finita.
Fuori lui e il fidato Massimo Arrighi, che l’aveva accompagnato da Ras.È la fine dello scorso maggio. Lui, milanista convinto, ha appena finito di festeggiare la vittoria in Champions League ad Atene quando capisce che tutto sta cambiando ancora una volta. Ne ha la certezza la sera in cui l’Armani Jeans, altra sua grande passione, perde in casa gara-3 delle semifinali di basket contro la Virtus Bologna. Lui è lì, in prima fila al Datchforum, con la moglie, a pochi metri da Giorgio Armani, incredulo del risultato e di quello che sta accadendo alla sua carriera.Pochi giorni dopo, uno stringato comunicato di Intesa-Sanpaolo spiega che il matrimonio tra gli sportelli di Milano e Torino ha comportato il dietro front sul progetto originario di collocamento in Borsa, in quanto «ha aumentato in maniera significativa il potenziale di crescita di tutti i segmenti del risparmio gestito».
Meno diplomaticamente c’è chi sussurra che il progetto Eurizon sia stato messo in discussione dall’amministratore delegato di Intesa-Sanpaolo, Corrado Passera, convinto che il nuovo progetto di sviluppo per Eurizon — che esclude la Borsa — permetterà di raggiungere obiettivi maggiori rispetto a quelli originariamente previsti dal piano d’impresa 2007-09.Oggi, a 48 anni, l’ex enfant prodige Mario Greco è disoccupato. Sta sul marciapiede della metropolitana in attesa del prossimo treno. Qualcuno dice che salirà su quello di Banca Italease. Di certo ha un ricco conto in banca — a Torino si sussurra che una clausola del contratto che lo legava al gruppo San Paolo prevedesse un bonus plurimilionario in caso di mancata quotazione di Eurizon, si parla di 30 milioni di euro — ma non ha un lavoro.
La prossima volta, l’ha promesso, starà lontano dalle porte scorrevoli delle metropolitane e molto molto attento agli azionisti di riferimento.

martedì 26 giugno 2007

AIBA-Lavori in corso per la nuova Presidenza


Mi trovo spesso d'accordo con le opinioni espresse da Assinews. Quando non lo sono è per differenze notevoli di punti di vista. E' l'aspetto positivo del confronto di due navigatori di lungo corso del mare assicurativo, che hanno sicuramente in comune, oltre che diverse ma complementari esperienze professionali, una indiscutibile voglia di dire e scrivere quello che pensano.
Non ho indicazioni diverse da quelle riportate da Assinews, ma forse non sono completamente d'accordo sul fatto che si sia definitivamente conclusa l'era dei personaggi carismatici del mondo dei broker, di coloro che sanno e vedono perchè hanno fatto molto e bene.
E' il carisma che ha solide fondamenta e si esprime con la naturale autorevolezza di chi non ha avuto bisogno di autopromozioni, perchè non mirava a un protagonismo presenzialistico, e ha collezionato invece sforzi e intenzioni a unico vantaggio della categoria.
Sicuramente i soci AIBA sceglieranno bene perchè democraticamente votano. Dovranno però riflettere su un mandato che dovrà tener conto dei tempi nuovi che verranno. Tempi che vedono da un lato le continue concentrazioni dei gruppi assicurativi e dei gruppi industriali e finanziari loro clienti, e dall'altro la diversa collocazione del mediatore rispetto all'agente di assicurazione.
La fine del monomandato agenziale e della poliannualità delle polizze rami danni disegna nuovi contorni di mercato, all'interno dei quali confrontarsi e collaborare, relazionadosi con clienti che dovranno più distintamente comprendere le caratteristiche che uniscono e dividono le reciproche prerogative professionali.
Evitare confusioni e speculazioni di terzi sarà il modo migliore per sottolineare professionalità autentiche, che ancora una volta saranno l'unica via per continuare a crescere. Questo è il compito che spetterà al nuovo Presidente, che dovrà esprimerlo con sostanza, passione e perseveranza.
Se si condividono questi obiettivi la scelta sarà forse più difficile, ma sicuramente darà una legittimazione di maggiore respiro a un ruolo di indirizzo e coesione, necessario per continuare a garantire ad ognuno la necessaria indipendenza.

giovedì 21 giugno 2007

ISVAP-FAQ Settimo Gruppo: FAQ=Fino A Quando?

Sarà perchè il mio impegno attuale è dedicato prevalentemente alla consulenza nella formazione professionale, sarà perchè il mio criterio di redazione contrattuale è ancora impostato su presupposti di intelleggibilità e semplificazione, che consentano un margine ridotto di interpretabilità, ma la lettura e la comprensione di quanto scrive l'ISVAP successivamente alla pubblicazione del Regolamento degli Intermediari Assicurativi non smette ancora di stupirmi.



Un Regolamento di tale importanza come quello in questione dovrebbe essere stato meditato preliminarmente con attenzione e cura maniacale, ma probabilmente la sua consultazione pubblica "balneare" non ha avuto gli effetti sperati, e tantomeno le FAQ successive hanno dato contributi diversi da quelli ottenibili da una sequenza di interpretazioni e indirizzi, spesso destabilizzanti per tutti coloro, e sono tanti, che con queste norme devono fare i conti, e devono anche fare i conti con le possibili sanzioni che ne possono derivare.


Chi scrive ha partecipato con un piccolo personale contributo alla fase della pubblica consultazione, ma insieme a tanti altri continua a non capire, a dover aggiustare riferimenti normativi, a tentare di socializzare con altri letture e decodificazioni possibili, per tentare di ottenere una sorta di "solidarietà della comprensione" che sia in qualche modo più rassicurante della semplice lettura delle FAQ.


Se poi qualcuno ha provato, e io l'ho fatto, a porre ulteriori quesiti successivi, non ottiene alcun riscontro nè sulla avvenuta ricezione ( non esiste un indirizzo e-mail dedicato a questo scopo ) nè tantomeno sulla eventualità di risposta o rifiuto della richiesta inoltrata.



Se poi ancora qualcuno tenta, e io l'ho fatto, di chiedere a chi dell'Istituto risponde telefonicamente ( sempre persone estremamente gentili, ma gentili con rassegnazione ) se il sesto gruppo di FAQ, al quale ha fatto seguito adirittura un raggruppamento con tutte le precedenti, tale da far intendere che la storia finiva là, fosse appunto l'ultimo, ha ottenuto una non risposta, che nel non chiudere nessuna porta genera un ulteriore corrente d'aria nella quale i dubbi continuano a turbinare.



In assicurazioni si insegna, e non solo in assicurazioni, che se una clausola presenta margini troppo ampi di interpretabilità deve essere considerata una clausola che non funziona. Può dare luogo a contenzioso, a sinistri impropri, a costi che vanno evitati o contenuti.



E l'unico modo per uscirne con intelligente professionalità è quello di cambiare la clausola.



Nel caso del Regolamente le FAQ sono assurte autonomamente al rango di giurisprudenza, come succede con le leggi, che inevitabilmente diventano asincrone rispetto al contesto temporale nel quale operano per anni, ma almeno in questo ambito la giurisprudenza si consolida attraverso dibattiti e confronti, in aule di diverso tipo e orientamento, ma comunque deputate al dibattito.



Ma nel caso dell'ISVAP non è così. Esiste l'indirizzo unilaterale, che conferma la volontà di gestire una sorta di autoritarismo delle norme, prendendo lo spunto da "richieste di chiarimento" non documentate, al punto da legittimare il dubbio che siano invece occasioni di ripensamento e di reindirizzo che poco hanno a che vedere con le richieste e i dubbi di chi in questo mercato opera e vive.



E i chiarimenti aggiungono spesso ulteriore vaghezza, oppure cambiano, come ne delicatissimo settore della formazione, le coordinate di riferimento.E la formazione, in quanto obbligatoria, implica spese, differenziate a seconda delle diverse modalità ammesse, e proccupazione di inadempienza, e di sanzioni. Ma non viene capito.



Mi riferisco ad esempio alla evoluzione del concetto di aula, che dalla sua definizione iniziale è mutata, ammettendo come validi tutti i corsi svolti secondo le tecniche didattiche interattive offerte dall’evoluzione tecnologica.



Indirizzo interpretativo che soddisfa gli assolvimenti formativi anche con modalità didattiche non interattive, favorendo percorsi rivolti a popolazioni di elevata numerosità di discenti, di settori non esclusivamente assicurativi, anche con l'impiego di sistemi standardizzati e automatizzati, anche di self learning, di sicuro impatto positivo per le aziende interessate.



Impatto certamente favorevole per chi non aveva ancora provveduto a erogazioni in modalità presenziale, che ha potuto porre a budget e a consuntivo stanziamenti largamente inferiori a quelli impegnati e impegnabili per modalità convenzionali.



Sia naturalmente benvenuta ogni possibilità di maggiore diffusione della conoscenza e delle competenze attraverso un migliore rispetto economico, ma lo si poteva forse indicare sin dall'inizio: e-learning, wbt e quant'altro di simile non sono certamente stati introdotti o inventati dopo il mese di ottobre 2006. Bastava rendersi conto per tempo che esistevano università telematiche e istituti in giro per l'universo informatico, che adottavano già da molto tempo strumenti non evoluti ma attuali.



Concludo citando quello che è successo ieri, con la pubblicazione all'ora di pranzo ( chissà perchè l'Istituto predilige i tempi dedicati alle soste e al riposo ) del settimo gruppo di FAQ.



Mi risparmio la fatica di commentare la ulteriore "non precisazione" sulle necessarie competenze didattiche degli agenti, che certamente non provvede a dare loro maggiore tranquillità. Chi non norma con puntualità e poi controlla la applicazione della norma stessa mantiene a suo favore eccessivi spazi di discrezionalità sanzionatoria.



Intendo invece riferirmi alla ventata possibilista rivolta al settore della mediazione creditizia, al quale ha offerto una opportunità di far valere titoli equipollenti, e quindi risparmi sulla formazione, con una interpretazione proprio a ridosso della scadenza ultima del 30 giugno per poterne beneficiare.



Le storie infinite nascono da sceneggiature non assicurative. Chi può e chi deve ponga termine alla rappresentazione.











mercoledì 20 giugno 2007

Mario Greco lascia: la storia si interrompe


Ho la fortuna di conoscere Mario Greco.
Sono stato assunto da lui nella sua precedente compagnia, la RAS.
Aver lavorato nella azienda nella quale era amministratore delegato mi ha dato la possibilità di essere testimone della sua capacità di manager oltre ogni ragionevole aspettativa.
Ho toccato con mano i cambiamenti e la innovazione che ha saputo esprimere in un settore dal quale non proveniva, e nel quale ha dimostrato che cambiare si può, non per il semplice gusto di farlo, ma per creare e aggiungere valori.
E' stato l'unico esempio che io conosca nel quale la provenienza dalla consulenza non ha distrutto il passato con visioni presuntuosamente critiche e fini a sè stesse.
Al contrario, ha valorizzato nei limiti del possibile le competenze ritrovate, per farle colloquiare e integrare con le nuove che ha successivamente introdotto.
E' diventato un assicuratore moderno, con visioni e progetti dichiarati e praticati, dimostrando qualità umane che raramente i numeri uno esprimono.
Comunicatore fuori dal comune ha la dote di trattare interlocutori di livelli diversi con gli stili più appropriati.
Ma la mia ammirazione e riconoscimento non devono essere interpretati come annotazione a margine di un epilogo. Desidero semplicemente osservare che anche uomini di grandi qualità si possono trovare ugualmente vittime di antagonismi prevaricatori.
Non possiedo informazioni dall'interno sulla vicenda Eurizon , ma conoscendo Mario Greco ho sempre ritenuto che il suo progetto avesse le premesse e i contenuti per essere un successo.
Il percorso si è interrotto evidentemente perchè l'idea di fusione con Banca Intesa non era nota o prevedibile quando Greco lasciò la RAS e a fusione annunciata era facile immaginare quello che sarebbe potuto succedere.
Poca importanza hanno i commenti da salotto circa eventuali ipotesi di bonus a fronte di una Ipo non perfezionata: considero normale che ognuno si cauteli al meglio nel momento di passaggi importanti, e non saranno certamente risvolti economici seppur rilevanti a trasformare in soddisfacente una conclusione che premiante non sembra proprio.
Promesse non mantenute e poli asimmetrici all'interno di poteri forti sembrano essere gli ingredienti poco originali di questa storia.
Queste sono le caratteristiche che la rendono uguale a tante altre, che a diversi livelli e latitudini dimostrano che non possono esistere privilegi di elezione quando in una competizione per un primato chi vince emargina inevitabilmente il perdente.
L'augurio che tutti i benpensanti dovrebbero farsi è che il nostro mercato non perda la possibilità di rivedere presto Mario Greco in una nuova e migliore opportunità.